Sotto una cupola di un blu profondo, il silenzio sembra pregare da solo. La chiesa, inghiottita dal tempo, conserva nell’aria l’eco delle voci che un giorno l’hanno temuta. Si dice che il diavolo vi abbia camminato una notte d’inverno, lasciando sulle pareti segni che nessuno ha più osato toccare. Ora, il cobalto della cupola — acceso come una fiamma fredda — riflette una luce che non appartiene al giorno. Tra polvere e ombre, ogni passo risuona come un sussurro antico, una promessa mai spezzata tra fede e dannazione.